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AGCOM: Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb restituiranno i giorni erosi

05/07/2018

AGCOM: I gestori telefonici entro il 31 dicembre 2018 dovranno restituire in bolletta agli utenti i giorni erosi dalla fatturazione a 28 giorni

Il Consiglio dell’Agcom nei giorni scorsi si è espresso nuovamente sul tema della fatturazione a 28 giorni attuata dai gestori in violazione dell’obbligo imposto dall’Autorità stessa di cadenza mensile per i servizi di telefonia fissa.



Per recesso anticipato dal contratto di telefonia mobile o ADSL s’intende la volontà d’interrompere il contratto stipulato con i gestori telefonici prima del termine indicato in fase di sottoscrizione mediante l’invio di una disdetta.

Il motivo per il quale sarai capitato su questa pagina è però sicuramente dovuto alla c.d. penale per recesso anticipato, cioè la somma richiesta dal gestore telefonico per l’interruzione prematura del contratto. Forse non sai che a tal proposito, il decreto Bersani, convertito successivamente in legge (Legge 40/2007) ha introdotto importanti misure a tutela del consumatore. La Legge Bersani consente infatti di poter recedere o trasferire le proprie utenze ad un altro gestore senza vincoli temporali e soprattutto senza spese non giustificate!

Da ciò ne deriva che qualsiasi clausola inserita dagli operatori tra le condizioni contrattuali in contrasto con queste disposizioni è quindi da considerarsi nulla, e ciò vale anche e soprattutto per le c.d. penali per recesso anticipato.

Grazie a questa Legge, cambiare gestore telefonico dovrebbe essere più semplice e trasparente, invece spesso, dopo aver inoltrato la disdetta, ci si trova davanti a situazioni spiacevoli che rendono il cambio dell’operatore particolarmente complicato o poco chiaro.



Un piccolo escamotage molto utilizzato dai gestori per aggirare la normativa e continuare ad addebitare le penali per il recesso anticipato dal contratto è quello di mascherarle sotto altre voci di costo come ad esempio "di attivazione", "annullamento sconto" o "altri costi". In particolare Vodafone negli ultimi tempi mimetizza i costi di penale per recesso sotto la voce conguaglio corrispettivo servizi digitali, mentre Tim utilizza l’espressione voci soggette a condizioni generali di abbonamento. Si tratta di voci alquanto ambigue che hanno il solo scopo di confondere l’utente. In realtà qualsiasi voce di costo addebitata in fattura in seguito alla chiusura del contratto è riconducibile ad una penale e quindi va stornata in fattura o rimborsata.

Ci sono poi dei casi in cui il recesso dovrà avvenire non solo in assenza di addebito di penali ma anche di eventuali costi di disattivazione della linea, normalmente dovuti. Ad esempio nel caso il recesso sia conseguenza di numerosi e comprovati episodi di malfunzionamento del servizio o nel caso di variazioni unilaterali delle condizioni contrattuali da parte del gestore, che solitamente riguardano modifiche alle condizioni economiche dell’offerta

Nonostante la presenza di una normativa chiara in materia di disdetta dal contratto telefonico e la crescente tutela per il consumatore, tutti i gestori (Vodafone, Telecom, Wind, Infostrada, Tiscali, Fastweb, H3G, Poste Mobile, British Telecom) continuano a fatturare queste voci di costo o a prospettarle all’utente allo scopo di vincolarli e limitarne la libertà di scelta.

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